Minori stranieri in Italia, secondo rapporto di “Save the Children”
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- Ultima modifica il Domenica, 06 Febbraio 2011 12:23
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Il secondo rapporto di Save the Children relativo ai minori stranieri in Italia ha contato 15191 alunni di nazionalità moldava che nell’anno scolastico 2008/2009 hanno frequentato le scuole italiane. Si tratta del 2,41% del totale, poco più dei minori di nazionalità ucraina. Al primo posto svetta la Romania con ben 105682 minori iscritti seguita dall’Albania con 91829 e il Marocco con 83608.
Decisamente più preoccupante è la situazione per quanto riguarda i minori vittime di tratta! Alcuni minori infatti, sia maschi che femmine, sono inseriti in ambiti di sfruttamento, anche attraverso il coinvolgimento in attività illegali soprattutto nelle grandi aree metropolitane italiane. Nel contesto della prostituzione coatta femminile sono più frequentemente coinvolte le minori rumene e nigeriane, elemento, quello della nazionalità, che varia anche in base alle zone di insediamento. In particolare, nel caso delle minori romene, rispetto solo a tre anni fa, sono aumentati i casi di adolescenti romene che non vogliono rinunciare a questa forma di guadagno ed “emancipazione” dalle proprie famiglie. Si tratta di giovani ragazze, la cui età va dai 15 ai 18 anni, che provengono dalle zone rurali della Romania, in cui alle situazioni di marginalità sociale spesso si uniscono casi di abuso sessuale da parte di familiari e uso di alcol e sostanze stupefacenti. Per queste giovanissime donne l’espatrio è una scelta di emancipazione dal contesto familiare. Questo ha comportato un cambiamento di prospettiva che deriva anche da “una modifica di approccio da parte degli sfruttatori che alle minacce, agli abusi e alle violenze hanno sostituito l’attrattiva del denaro e l’illusione di una maggiore libertà di movimento e di scelta.” Per queste ragazze l’opzione del permesso di soggiorno non è più appetibile essendo divenute neo-comunitarie, e per i servizi a bassa soglia è diventato ormai impossibile entrare in contatto con loro con tutto quello che questo comporta in termini di riduzione del danno e accesso ai diritti. Inoltre per questa fascia di minori o provenienti da altri paesi dell’est Europa «quali l’Ungheria, la Moldova e la Bulgaria molti operatori rilevano ancora la prostituzione indoor, cioè al chiuso, ma più come alternativa per evitare che le ragazze siano fermate e multate dalle forze dell’ordine mentre si prostituiscono per strada».







